Miti anni ’80: Volkswagen Golf Rallye.

Oggi voglio parlarvi di una vettura molto particolare, che, fino a poco tempo fa, non conoscevo.
La Golf Rallye.
Presentata nel 1989 appariva diversa dalle altre Golf, merito dei parafanghi allargati e del frontale con i fari rettangolari che ricordavano quelli della Corrado.
Venne prodotta in soli 5071 esemplari e limitata al solo mercato europeo a causa del prezzo esorbitante (circa 40 milioni di lire); in America e in Canada non fu commercializzata perché, in quelle nazioni, la VW era vista come una casa automobilistica “low cost”.
La Volkswagen mise a disposizione dei fortunati acquirenti cinque diverse colorazioni:
nero, rosso tornado, blu perla, verde perla e grigio grafite.
Dotata del famoso motore “G60” abbinato ad un cambio manuale a cinque rapporti e alla trazione integrale “Syncro”.
Il “G60” era un 4 cilindri da 1781cc sovralimentato da un compressore volumetrico, la cui forma ricordava una “G”. Sulla Rallye questo propulsore erogava 160 cavalli e 225 nm di coppia a 3800 giri.
Le prestazioni non erano fuori dal comune, anzi, la velocità massima era di 210 km/h e lo scatto da 0 a 100 era coperto in 8.6 secondi.

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Evoluzione GT: ecco le ultime news!

Molti appassionati hanno sempre sognato un ritorno della vettura che, negli anni ’80-’90, ha fatto sognare grandi e piccini, appassionati e non, uno dei fiori all’ occhiello della nostra storia automobilistica; la Lancia Delta integrale.
Qualche tempo fa iniziò a circolare in rete un render, particolarmente riuscito ed accattivante, che riaccese negli appassionati del marchio la speranza di veder rinascere la EVO.
La nuova Delta era tornata alla vita per mano di Angelo Granata, un designer che riprese le linee originali della Integrale, reinterpretandole in chiave moderna.
Fino a pochi giorni fa questo era solo un sogno, un immagine, un’ idea, ma nulla di concreto.
Invece adesso è (quasi) realtà. Si, perché Angelo Granata e Enrico Cerfeda hanno deciso di realizzare questo sogno…vogliono riportare in vita la mitica Regina!
La nascitura si chiamerà Evoluzione GT e riprenderà le linee della vecchia Delta.
Riguardo alle specifiche del motore, del telaio, delle sospensioni e di tutto ciò che anima una vettura, non sappiamo ancora nulla. Il progetto è ancora molto “work in progress”, ma la cosa importante è che ci sia.
La strada da percorrere è in salita, la mia speranza è che questo progetto possa essere portato a compimento.

Negli ultimi mesi ci sono stati degli importanti sviluppi e sembra davvero che l’ Evoluzione GT, diverrà realtà.
Possiamo dirvi qualcosa in più riguardo al motore, che sarà un 2.0 5 cilindri turbo, preso in prestito dalla Fiat Coupé ed adeguatamente rivisto.
Inoltre verrà aggiunto un’ ulteriore propulsore ibrido (sistema hydromovimg) che porterà la potenza a circa 500 cavalli.
I ragazzi della Granata Automotive, fanno davvero sul serio.

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I miti di una volta: Volkswagen W12 Nardò.

Oggi voglio parlarvi di una vettura poco conosciuta. Affascinante, rara e unica nel suo genere; pensata e progettata dagli ingegneri della casa di Wolfsburg nel lontano 1997.
Voluta fortemente da Ferdinand Piëch, che affidò la creazione della forma e delle linee alla Italdesign, capeggiata dal maestro Giorgetto Giugiaro.
La prima versione prese il nome di W12 Syncro e venne presentata nel 1997, durante il salone di Tokyo. Il motore era un W12 ( come suggerisce il nome), da 5.600 centimetri cubici capace di sprigionare 420 cavalli; il tutto abbinato alla trazione integrale. Dopo questa fugace apparizione il prototipo scomparì e per qualche anno non si parlò più di questa super coupé targata Volskwagen.
Nel 2001 ricomparve, nuovamente al salone di Tokyo. Le linee erano le stesse della Syncro, ma il nome era diverso: era stata ribattezzata “W12 Nardò”, nome derivato dal circuito italiano in cui stabilì il record di velocità.
Sotto la pelle la W12 era totalmente diversa da quella presentata nel 1997, la cilindrata era stata portata a 6.000cc e la potenza massima a 512 cavalli con ben 620nm di coppia. I dati dichiarati erano impressionanti per una vettura dell’ epoca: 350km/h e 3.5 secondi nello scatto da 0 a 100, tutto questo grazie anche al peso ridotto fino a 1200kg.
Purtroppo i vertici della casa tedesca decisero di non mettere in produzione la W12, che rimase un prototipo.
Il sogno di vedere realizzata una supercar targata VW tramontò velocemente anche perché, proprio in quegli anni, il colosso tedesco assorbì la Lamborghini, la Bentley e la Bugatti.
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Nuova BMW X6M: più veloce di una M3 al Nurburgring.

Pochi giorni fa, la casa bavarese ha annunciato che, la nuova X6M è stata più veloce della berlina M3 (E92), sul giro secco al Nurburgring.
Il tempo esatto, fatto segnare dalla nuova “balena” made in Monaco, non è stato ancora ufficializzato ma, sapendo che la M3 (E92), girò in 8.05 possiamo aspettarci un ottimo tempo.
Anche se fosse solo stato eguagliato il tempo della berlina, la nuova X6M sarebbe più veloce di ben 20 secondi rispetto al modello precedente.
Con queste premesse, la nuova nata, rischia di diventare il SUV più veloce che abbia mai calcato l’ asfalto del ‘Ring.

Ormai, i confronti cronometrici sui vari tracciati sono all’ ordine del giorno, ancora di più se si tratta dell’ “Inferno verde”. Marketing, sopratutto questo. Perché “the green hell” è la pista più completa che si possa trovare; salite, discese, curve strette e lunghi rettilinei. Basti pensare alla “guerra” tra Seat e Renault per decretare la migliore TA di sempre.
Ma quanti di coloro che acquisteranno una X6M, andranno davvero in pista per cercare di staccare il tempo?
Siamo proprio certi che un SUV da più di 2000KG possa essere divertente?
Chi, avendo la possibilità di scegliere tra una M3 E92 e una X6M, opterebbe per quest’ ultima dovendo divertirsi in pista?
Ognuno di noi darà risposte diverse. Personalmente trovo che al di là della semplice e sterile rilevazione cronometrica, ci sia il coinvolgimento che una vettura può darci. Di certo una M3, per quanto possa essere più lenta, ci trasmetterà sempre un pizzico di emozione in più.

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Porsche Cayenne GTS 2015: Addio V8.

Porsche abbandona il V8 aspirato ed equipaggia la nuova Cayenne GTS con un 3.6 litri V6, biturbo, da 440 cavalli e 600nm di coppia. Guadagna 20 cavalli e 85nm rispetto alla versione precedente. Lo scatto da 0 a 100 km/h è coperto in 5.2 secondi e la velocità massima è di 262km/h. Per migliorare il sound, la nuova Cayenne sarà dotata di un sistema di scarico sportivo studiato ad hoc. L’ impianto frenante è stato migliorato e le pinze sono di colore rosso, come quelle della Turbo.
Il prezzo di questa nuova Porsche sarà di 102.480€, optional esclusi.

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#GDBTestDrive: Peugeot RCZ R.

Ho atteso a lungo questo momento: la trazione anteriore più chiacchierata degli ultimi mesi, con caratteristiche tecniche di prestigio, elogiata da test driver rinomati e da riviste che hanno fatto la storia…Si, sto parlando proprio di lei, la RCZ R. Finalmente posso provarla, posso rendermi conto di quanto realmente sia efficace e potente.
Sabato mattina, la sveglia suona presto, non voglio perdere neanche un minuto di quelli che ho a disposizione per provare questa leonessa. Esco di casa e mi avvio verso il garage, alzo la cler e mi trovo davanti due cannoni pronti a farmi assaporare il sound del 1.6 THP da ben 270 cavalli e 330nm di coppia.
Il posteriore è formoso, si notano subito i due grossi terminali di scarico e lo spoiler fisso. Prima di entrare nell’abitacolo e lasciarmi avvolgere dai sedili sportivi in pelle, voglio ammirarla ancora un po’. Mi piace: il frontale è cattivo e le luci diurne a led lo rendono ancora più aggressivo; lateralmente non si può evitare di scorgere le grandi pinze dei freni color rosso ed i cerchi in lega, diamantati, da 19 pollici.
Apro la portiera e mi siedo, giro la chiave e il 1.6 si fa sentire, invade piano piano tutto il box, per poi quietarsi e diventare più silenzioso. Il suono è piacevole, molto cupo e pronunciato.
Dopo aver giocato un po’ con il navigatore satellitare e la regolazione elettrica del sedile, mi dirigo verso la Svizzera, per godermi una bella giornata di sole, tra i passi di montagna.
In autostrada si comporta molto bene, è confortevole al punto giusto e digerisce a dovere le sconnessioni stradali, nonostante i cerchi da 19 pollici e le gomme da 235/40. Il motore è molto elastico, non soffre di turbo lag e la ripresa è sempre incisiva anche a basse andature, con marce alte inserite.
Finalmente, dopo più di un’ora passata in autostrada, arrivo ai piedi del San Gottardo, nel cantone di URI. La strada è larga e piena di curve, la giornata è favolosa, il sole splende alto nel cielo e si intravede la neve sulle montagne: condizioni perfette per divertirsi alla guida.
In questa cornice suggestiva, la RCZ R esprime il meglio di sé. Non imbarca mai, dà l’ impressione di essere costantemente aggrappata all’asfalto, si sente l’autobloccante meccanico che lavora e, già a metà curva, ci si può permettere di dare gas, tanto lei manterrà la traiettoria.
Guidandola mi è subito parso molto chiaro che ero io a limitarne le possibilità, era la mia razionalità che non le permetteva di esprimersi a fondo, complice anche un po’ di ghiaccio a bordo strada e la paura di non riportarla a casa sana e salva.
Tutto su questa Peugeot è improntato a massimizzare l’esperienza di guida: non solo la sensazione di essere ancorati a terra, ma anche il connubio tra cambio e frizione, il volante piccolo e preciso, che restituisce un perfetto feedback su quello che sta accadendo. Insomma, una trazione anteriore del genere non l’avevo mai provata! Per i primi chilometri mi sono sentito come un bambino la mattina di Natale, inebetito per il mix di gioia e sensazioni positive che questa macchina ha saputo regalarmi. Si, perché questa RCZ R non ha solo grip da vendere, ha anche un’erogazione cattiva, nervosa, sembra imbizzarrita e il posteriore scodinzola che è un piacere. Arrivando veloci in entrata di curva e pestando forte sul pedale del freno, la leonessa sgondola a destra e a sinistra, impegna e fa sudare, ma ripaga con sensazioni uniche. Il 1.6 THP è stato totalmente rivisto dagli ingegneri del reparto sportivo della Peugeot che hanno montato pistoni e bielle forgiate, prese direttamente dal reparto Motorsport della Mahle.
La turbina è stata sostituita a favore di una più performante, sono stati montati anche un intercooler maggiorato ed un sistema di scarico studiato ad hoc. Insomma, le hanno cucito addosso una preparazione con i fiocchi, al punto che la sensazione è proprio quella di guidare un’auto elaborata. Non si ha a che fare con la classica erogazione lineare e noiosa che caratterizza la maggior parte delle auto oggi in produzione; qui la potenza si sente, tutta ed immediatamente, la risposta dell’ acceleratore è sorprendente e il tiro del motore è costante fino a 6.000 giri, poi inizia a calare. Ciò che più mi ha colpito è stato sicuramente l’impianto frenante, composto da dischi anteriori da 380mm con pinze a 4 pistoncini color rosso, firmate “Peugeot sport”; non soffre di fading e la risposta del pedale è immediata.
Su questa Peugeot il differenziale autobloccante meccanico è di serie e la trovo una scelta azzeccatissimo, sebbene non la operi quasi più nessuna casa. Ma su una trazione anteriore con questa potenza, un differenziale Torsen è la soluzione più intelligente e adatta.

Dirigendomi dal San Gottardo al passo del Lucomagno, il coinvolgimento è massimo: senza esagerare, guidarla costituisce un piacere.
Era tanto che non mi divertivo così al volante, complici anche le strade ed il paesaggio suggestivo che circonda le alture svizzere.
Ritornando verso casa ripenso alla giornata trascorsa e, se devo proprio essere sincero, non riesco a trovare un difetto a questa RCZ R, o meglio, nessuno che possa rovinare l’ esperienza di guida, il coinvolgimento e l’adrenalina che questa coupé riesce a trasmettere. Forse a voi lettori queste mie considerazioni potranno sembrare esagerate, alcuni potranno pensare ad una “sviolinata”, ma questo è realmente ciò che ho provato guidandola. Le aspettative erano alte e non sono state deluse, perché questa è senza dubbio la trazione anteriore più entusiasmante che abbia mai guidato.
Però, c’è sempre un però: ci sono alcuni dettagli di questa leoncina che proprio non mi sono piaciuti. Il prezzo è alto, circa 44.000€ e, purtroppo, le finiture non sono assolutamente all’ altezza di questa richiesta. Le plastiche sono di bassa qualità, la pelle dei sedili è molto “gommosa”, i vani portaoggetti non sono rivestiti e risultano sgradevoli al tatto. Il tetto è ricoperto da un velo di plastica in simil carbonio che, francamente, proprio non mi è andato giù.
Certo, chi guarda alle prestazioni ed al coinvolgimento, magari, non sarà interessato a questi aspetti, ma si può sempre migliorare e perdersi nei dettagli è un peccato.

Dati rilevati:
0-100: 6.0 secondi
100-200: 14 secondi

Voto: 8.5
+ coinvolgimento, erogazione, freni, tenuta di strada.
– prezzo, finiture, plastica simil carbonio.

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Tesla model S P85D: berlina elettrica, con prestazioni da supercar.

Arriverà nel 2015, la nuova nata di casa Tesla, una berlina elettrica con prestazioni da capogiro. È stato aggiunto un motore, rispetto alla normale “S” e la trazione è integrale.
682 cavalli e 950nm di coppia, questa potenza, unita alla trazione integrale, permette alla Tesla di passare da 0 a 100 km/h in soli 3.2 secondi e di raggiungere la velocità massima di 250 km/h. Performance di questo livello solitamente sono prerogativa di supercar blasonate e con motori termici.
L’ autonomia dichiarata è di 440km.
Il prezzo di questo gioiellino si attesterà intorno ai 100.000€.

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